AttualitàEvidenzaSeven +
  • 5 min lettura

Cesare contro i Ghali

L’ultima di Elena Donazzan: attacca Ghali sui social ma scambia la poesia “Promemoria” di Gianni Rodari, da lui interpretata alla cerimonia inaugurale di Milano Cortina 2026, per una nuova canzone del rapper milanese

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Feb 14, 2026

magzin magzin
Fonte immagine: Instagram @elenadonazzan

Partiamo da una doverosa premessa. Ghali, all’anagrafe Ghali Amdouni, è un cantautore che non sta troppo simpatico (per usare un morbido eufemismo) alla destra. Il rapper milanese di origine tunisina dà grande fastidio per le sue posizioni politiche, in particolare per essere stato uno dei primi artisti a schierarsi con la popolazione di Gaza in questi due anni e mezzo di assedio – chiamiamolo così – da parte di Israele. Posizione espressa già al Festival di Sanremo 2024 quando proclamò dal palco dell’Ariston “Stop al genocidio”. Per par condicio diciamo che rappresenta l’altra faccia della medaglia dell’odio preventivo oggi in voga nel nostro Bel Paese, che condivide con Andrea Pucci, costretto a rinunciare al ruolo di co-conduttore a Sanremo 2026 dopo l’ondata di insulti ricevuti sul web per il suo essere “palesemente di destra, fascista e omofobo”, come affermato in una nota dei parlamentari PD presenti nella commissione di vigilanza Rai. Non so voi, ma io sto respirando un clima nazionale che comincia ad andare ben oltre la normale asticella della tensione sociale.  

Ma torniamo a Ghali. Come è noto, è stato uno degli artisti che si sono esibiti a San Siro alla cerimonia di apertura in mondovisione delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Lo abbiamo intuito più che visto, dal momento che le telecamere non lo hanno mai inquadrato in primo piano e soprattutto perché il telecronista non ha mai pronunciato il suo nome. Quel telecronista era ovviamente il direttore di RaiSport Paolo Petrecca, meloniano Doc, già sfiduciato dalla redazione di RaiNews e oggi contestato dai giornalisti della sua attuale redazione, autore di gaffes, dimenticanze e imprecisioni che hanno condito la telecronaca più tragicomica e vergognosa nella storia di Mamma Rai. Grazie a Petrecca, Ghali ha involontariamente vestito i panni di uno dei personaggi de “I Promessi Sposi”, il capolavoro di Alessandro Manzoni, milanese come lui: quelli dell’Innominato.

Allo spettacolo inaugurale delle Olimpiadi invernali, il rapper dal nome non propriamente ariano si è esibito con una sua personale interpretazione della famosa poesia di Gianni Rodari “Promemoria”, quella che si conclude con l’antologica frase: “Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio, la guerra.” Lo ha fatto circondato da un cast di ballerini under 20 in tuta tecnica, recitando i versi della poesia anche in francese e in inglese, affinché il messaggio arrivasse ovunque. Voleva recitarla anche in arabo, ma l’arabo sarebbe stato escluso all’ultimo momento dall’organizzazione perché considerato “di troppo”.

Ma ecco che, come per incanto, il “caso Ghali” ha rinfocolato congiuntamente gli animi dei detrattori e soprattutto degli estimatori del signor Amdouni a seguito di un intervento dal fronte politico. Si tratta di un post sui social di Elena Donazzan, che ha preso duramente di mira l’esibizione olimpica del rapper milanese. L’eurodeputata di Fratelli d’Italia lo ha bersagliato con una serie di affermazioni tutte introdotte dalla parola “BASTA”, scritta in maiuscolo. Ne cito un paio: “BASTA Difendere quella parte di giovani delinquenti che infestano le nostre città”, “BASTA Fare politica divisiva nel momento in cui il Paese si mostra al mondo”. Sinceramente non so che cosa abbia fatto Ghali di “politica divisiva” nel recitare Gianni Rodari, scrittore e pedagogista, uno dei nostri più grandi autori di letteratura per ragazzi del ‘900, se non il più grande.

Ma è soprattutto il primo “BASTA” donazzaniano che salta all’occhio: “BASTA Approfittare del palcoscenico olimpico per lanciare nuove canzoni”. È vero, ho visto cose che noi umani eccetera eccetera, ma questa si aggiunge a pieno titolo alla lista: l’esponente di Fratelli d’Italia non ha riconosciuto la poesia di Rodari e l’ha scambiata per una nuova canzone dell’artista italiano dal nome tunisino.

Come Massimo Decimo Meridio ne “Il Gladiatore”, la Donazzan ha scatenato l’inferno: solo su Facebook, il suo post ha registrato – nel momento in cui sto scrivendo – oltre 1.700 reazioni (di cui oltre 1.100 faccine che si sganasciano), oltre 100 condivisioni e oltre 2.700 commenti. Riguardo ai commenti, la maggior parte rinfacciano all’europarlamentare di non aver riconosciuto quella che era invece una poesia di Gianni Rodari. E glielo rinfacciano in un modo non proprio educato ed elegante. Ci siamo capiti.

In un post successivo, Elena Donazzan ha tentato di correre in qualche modo ai ripari scrivendo quanto segue: “In merito al post precedente: pare che qualcuno non abbia capito e forse è meglio così…“Basta” è la nuova canzone di questo fantomatico cantante.” E ha condiviso un articolo del sito di Radio Deejay intitolato: “ “Basta” è la nuova canzone di Ghali, fuori nel giorno di apertura delle Olimpiadi”. Anche qui, fino a questo momento e solo su Fb, oltre 500 reazioni (di cui oltre 400 faccine che si sganasciano) e oltre 1.300 commenti in gran parte dello stesso tenore di quelli precedenti. In pratica, con questa sua precisazione, la Elena di Pove non ha riconosciuto il suo palese errore di conoscenza letteraria ma ha cercato di deviare l’attenzione sul perché di tutti quei “BASTA” scritti nel primo intervento. Per la serie: pezo el tacòn del post.

Ma così è se vi pare: l’europasionaria di Fratelli d’Italia è riuscita per l’ennesima volta a fare notizia immedesimandosi nel ruolo, per restare sempre in tema di metafore dell’antica Roma, di Cesare contro i Ghali. Solo che il vero Cesare i veri Galli li aveva vinti. Mentre i ripetuti attacchi della destra nei confronti di Ghali non fanno altro che amplificarne la visibilità mediatica e rischiano paradossalmente di trasformarlo in un eroe, novello Asterix dei tempi moderni.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.