La notizia è questa: a partire dal corrente mese di gennaio 2026, è entrato ufficialmente in vigore il nuovo logo collettivo “Riserva della Biosfera Monte Grappa”.
Il logo, che si aggiunge al già esistente marchio istituzionale della Riserva della Biosfera MaB UNESCO del nostro Massiccio, potrà essere utilizzato da aziende e operatori del territorio di riferimento che adottano pratiche sostenibili in linea con i valori UNESCO, contribuendo, come affermano i gestori del progetto, “alla creazione di un’identità territoriale condivisa e riconoscibile”.
In altre parole, le aziende dell’area interessata, previa approvazione, potranno apporre il logo sui loro prodotti per certificare pratiche di produzione sostenibili, nel rispetto di quell’equilibrio fra attività dell’uomo e tutela della biodiversità che costituisce uno dei capisaldi della ragione d’essere delle Riserve della Biosfera approvate dall’apposito organismo delle Nazioni Unite.
Il nuovo marchio collettivo è stato presentato lo scorso 17 novembre, nella Villa di Maser, all’incontro del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin coi portatori di interesse del territorio, capitanati dall’IPA Terre di Asolo e Monte Grappa, ente coordinatore della Riserva della Biosfera che riunisce sotto un unico cappello 24 Comuni – tra cui Bassano del Grappa – di tre Province, tre amministrazioni provinciali (Vicenza, Treviso e Belluno) e tre Comunità Montane.
E così, tanto per fare un semplice esempio, in un prossimo futuro potremo acquistare un vasetto di miele delle api del Grappa e dintorni, oppure un buon formaggio di malga della zona, con il logo della Riserva della Biosfera stampato sull’etichetta.
Benissimo. È già qualcosa ed è già tanto, in mancanza d’altro.
Perché il vero problema è quello di far scrollare di dosso alla Riserva MaB UNESCO di casa nostra quella patina di indefinitezza, agli occhi del comune cittadino, che la rende ancora oggi un oggetto misterioso o, per meglio dire, praticamente sconosciuto ai più.
Lo sostengo già dal 15 settembre 2021 e cioè da quando il Monte Grappa è stato nominato Riserva della Biosfera dal Consiglio internazionale di coordinamento del programma MaB (Man and the Biosphere) UNESCO riunitosi all’epoca ad Abuja in Nigeria: si tratta di un titolo altamente prestigioso – almeno sulla carta – ma rimasto altrettanto altamente estraneo, fino ad oggi, al territorio di riferimento.
Nulla è stato fatto da allora per estendere il verbo e soprattutto il sentimento di identità della Riserva della Biosfera dalle stanze chiuse dei tavoli tecnici alla maggioranza della popolazione reale, in nessuno dei 24 Comuni aderenti esiste almeno uno straccio di cartello stradale che ricordi l’appartenenza al progetto, nulla del “Piano di Azione” che regola l’attività della governance del progetto medesimo è entrato nel Dna del nostro vivere comune e quotidiano.
Sfido chiunque ad andare al mercato settimanale di Bassano del Grappa per chiedere alla gente “Che cos’è la Riserva della Biosfera del Monte Grappa?”.
Oppure la domanda di riserva: “Cos’è cambiato nella vostro Comune dopo la nomina del Monte Grappa a Riserva della Biosfera MaB UNESCO?”.
Nel primo caso, riceverete una valanga di “non lo so”. Nel secondo caso avrete invece risposte ancora più vaghe, perché in realtà non è cambiato un bel niente.
E la colpa non è delle persone: semplicemente non sono state informate né tantomeno coinvolte in un processo di presa di coscienza “dal basso” dell’appartenenza all’area territoriale Mab UNESCO.
E chi non ha informato né coinvolto la popolazione della Riserva della Biosfera (circa 175.000 abitanti) con opportune politiche partecipative sono state le rispettive amministrazioni comunali in primis, vale a dire gli enti più vicini ai cittadini, che pure hanno sottoscritto tutte insieme la grande iniziativa sovracomunale.
Non ho nominato Bassano del Grappa a caso.
Con i suoi oltre 43.000 abitanti si tratta infatti del Comune più importante dell’intero territorio della Riserva della Biosfera. Ma è ormai da più di tre anni che la programmazione delle stanze dei bottoni di via Matteotti rifugge qualsiasi iniziativa direttamente o indirettamente collegata al riconoscimento internazionale.
C’era una volta, come nelle fiabe, qualcuno che a Bassano portava avanti il verbo della Riserva della Biosfera in pensieri, parole ed opere.
Era l’allora vicesindaco Roberto Marin, che per il Comune di Bassano aveva anche seguito l’iter della candidatura MaB UNESCO del Monte Grappa.
Ma dopo le sue dimissioni nel settembre 2022 ogni possibile iniziativa per il coinvolgimento della cittadinanza nella progettualità della neonata Biosfera (vi ricordate il laboratorio di sviluppo sostenibile B_HUB, rivolto ai giovani, che doveva nascere in Parco Ragazzi del ’99?) è stata affogata nel Brenta.
Né tantomeno la classe politica regionale e parlamentare del territorio di riferimento, che è sia vicentino che trevigiano e bellunese, ha mai fatto nulla per promuovere la causa di un sentimento “unificato” di appartenenza alla Riserva della Biosfera medesima: rimaniamo un comprensorio MaB UNESCO diviso in tre Province e in tre distinte circoscrizioni elettorali – il che è già tutto dire -, con tutti i vari e invisibili Muretti di Berlino che continuano a separare i nostri orticelli territoriali.
Amen.
Tutto questo per dire in conclusione che il nuovo logo collettivo entrato in vigore col 2026 sarà anche uno strumento utile per le aziende interessate ad usufruirne, e anzi me lo auspico sinceramente.
Se poi questa specie di marchio di qualità sia in grado di contribuire “alla creazione di un’identità territoriale condivisa e riconoscibile”, sarà tutto da vedere.
Perché un logo su un prodotto non estirperà ancora alla radice il peccato originale che da quattro anni a questa parte impedisce alla Riserva della Biosfera MaB UNESCO del Monte Grappa di uscire dalle porte delle tante riunioni tecniche e dai target di settore per calarsi finalmente tra la gente e diventare qualcosa di “nostro”, di realmente identitario e di percepito come un bene comune.
Il peccato originale di una gestione autoreferenziale che fino ad oggi non ha prodotto altro che un progetto fine a sé stesso, o comunque a beneficio di pochi, e nulla più.
Insomma, parafrasando il nome del celebre rapper italiano:
Biosfera Ebbasta.
